Dolcetti antioperai

 

La cooperativa dei cioccolatini di Perugia è l’ultima trovata dei capitalisti per truffare gli operai.

Lo scorso settembre la Nestlé ha annunciato 364 licenziamenti nello stabilimento perugino di San Sisto dove lavorano in 850. La multinazionale ha chiuso uno stabilimento a Parma, e conta di fare lo stesso a Perugia.

Ma gli operai di San Sisto non sono disposti a farsi intimorire dalla multinazionale Nestlé e ad accettare i suoi piani di super sfruttamento, mentre intorno alla loro lotta sanno creare una grande solidarietà cittadina. 

Subito compare un gruppetto di ex dirigenti della fabbrica con un ricettario dei dolcetti prodotti nel buon tempo andato, e animato dallo spirito capitalistico propone la costituzione di una cooperativa facendosi cedere dalla Nestlé l’uso del nome Perugina e di parte del macchinario della fabbrica abbandonato alla ruggine. Incoraggiato, manco a dirlo, dalla deputata locale del M5S.

Sembra di rivivere i fatti del secolo andato, quando il cavaliere Agnelli per stroncare il grande movimento dei consigli di fabbrica, offrì ai capi sindacali riformisti la Fiat, di cui egli era il creatore e il profittatore, perché ne facessero una grande cooperativa di produzione.

Noi vogliamo porre agli operai che prestano orecchio a queste sirene di oggi la stessa questione pregiudiziale di allora, mettendoli in guardia dalle facili illusioni. Lo facciamo prima di entrare nel merito, prima di esaminare concretamente la questione del dominio delle società multinazionali nel commercio mondiale del cacao e nella produzione dolciaria.

È consuetudine per l’aristocrazia operaia che domina nei sindacati e nel cooperativismo riformista questuare prestiti presso le grandi banche e procacciarsi favori governativi, allo scopo di tenere in piedi delle cooperative. Ma non può sorridere agli operai l’idea che nel loro seno si formi una élite di cooperatori succhioni costretti a farsi essi pure questuanti e procacciatori o parassiti delle banche e dello Stato capitalista.

I burocrati sindacali CGIL che sempre magnificano la presenza in Italia delle multinazionali straniere come la Nestlé e che sempre vedono come unico campo d’azione il parlamento borghese e i conciliaboli ministeriali, non sono in grado di offrire nessuna soluzione alla crisi dell’industria, ma vogliono legare sempre più gli operai alle sorti del capitalismo. Così perdono ogni giorno di più terreno nelle fabbriche.

Gli operai che non s’illudono di potersi salvare se non con il rafforzamento della solidarietà classista e con l’estensione della lotta contro il capitale finanziario internazionale, non faranno fatica a convincersi come la politica del fronte unico di lotta operaia è la via per conseguire la vittoria sui capitalisti di tutte le nazioni.

La situazione reclama sempre più un’azione chiara e decisa della massa sfruttata. Sta ai migliori elementi del proletariato mettersi alla testa di questo processo, rompendo con ogni forma di collaborazionismo e organizzandosi in modo leninista.

 

12.12.2017

 

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 

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